9 luglio 2009

G8: Anche oggi tantissime iniziative diffuse di contestazione

Anche oggi molte iniziative contro il G8 in tutta Italia, mentre a L'Aquila i cittadini protestano contro G8 e i piani del governo per la ricostruzione e occupano simbolicamente un palazzo per chiedere la requisizione delle case sfitte.
«C’è una evidente sproporzione tre la repressione messa in atto e le manifestazioni di dissenso. Vogliamo sapere se questa aggressività è legata solo al G8 o se si tratta di una nuova linea di condotta delle forze di polizia». Queste le parole di uno studente dell’università Roma tre durante la conferenza stampa oggi al Volturno Occupato, sugli arresti e fermi avvenuti martedì scorso durante la giornata di «accoglienza ai grandi». Chiara l’accusa rivolta a governo e polizia: quella di aver voluto innalzare la soglia dello scontro e proceduto a una vera e propria «azione repressiva verso il dissenso pacifico e rialzare, così, la credibilità del governo Berlusconi scesa negli ultimi mesi».Gli attivisti respingono anche le accuse di aver provocato violenze: «Alcune nostre compagne sono piene di lividi e graffi nel tentativo di aiutare altri compagni, chi è stato arrestato ha il solo torto di aver aiutato qualcun altro a sfuggire ai fermi», dicono. Non c’erano black bloc in quel corteo: «Tutta gente che opera e lotta sul territorio da anni, precari, senza casa, la polizia lo sapeva bene».Intanto una lettera firmata da intellettuali come Dario Fo, Franca Rame, Giacomo Marramao, Gianni Vattimo, Luisa Capelli, in cui si denunciano «segnali allarmanti sullo stato di salute delle garanzie democratiche e dei diritti di libertà in Italia» è stata anche sottoscritta dall’assessore regionale al Lavoro, Alessandra Tibaldi, intervenuta alla conferenza stampa e che oggi andrà a trovare in carcere alcuni degli otto arrestati martedì.Durante la conferenza stampa è stato mostrato un video che ricostruisce i momenti del corteo spontaneo del 7 luglio scorso ad Ostiense, dove la Digos ha proceduto a otto arresti e ha fermato 36 persone. Un filmato di sette minuti dove non si vedono scene di violenza, ma si sentono invece minacce esplicite da parte della Digos agli attivisti che chiedono alle forze dell’ordine di fermarsi.Stamattina il pubblico ministero della Procura di Roma, Giuseppe De Falco, ha chiesto la convalida degli arresti, con mantenimento della custodia in per «danneggiamento, violenza e resistenza a pubblico ufficiale». Secondo quanto spiegato dal Legal team, oggi sarebbero dovuti avvenire gli interrogatori di garanzia ma a causa di un ritardo nel trasferimento delle informazioni delle forze dell’ordine al Pm, gli interrogatori si svolgeranno domani alle 14,30. Gli otto ragazzi arrestati rimarranno così in carcere fino all’ultimo giorno di contestazione del G8 [domani è prevista la marcia a L’Aquila convocata dal Patto di base].Nel frattempo, a L’Aquila, prosegue il circo del G8 [oggi in versione allargata G14] impegnato a discutere di clima, emissioni nocive e povertà. A proposito di crisi alimentare, le agenzie stampa hanno pensato bene di mettere in risalto la «notizia» che Michelle Obama, «grata per le gustose fettuccine e rompendo ogni protocollo, ha schioccato due baci sulla guancia del cameriere che le aveva servito le prelibatezze al ristorante ‘Maccheroni’ a Roma».Nelle stesse ore, a Coppito, circolava la bozza della dichiarazione finale «G14 per crescita economia globale», in cui si parla di «assicurare che l’economia globale riprenda la crescita lungo un cammino equilibrato, equo e sostenibile a beneficio di tutti». L’Egitto, però, rompe ufficialmente la finta unanimità sul tema del cambiamento climatico, chiedendo che «nessun vincolo sia posto sulla riduzione di gas serra per i paesi emergenti».A Roma e in tutto il paese vanno avanti le iniziative di contestazione al vertice degli ex otto grandi. Nella capitale, attivisti travestiti da leader del mondo hanno improvvisato un banchetto a base di spaghetti nel quartiere di San Giovanni. Un’azione dimostrativa dal titolo «Cibo e agricoltura: i G8 agiscano ora per sfamare e salvare migliaia di vite», organizzata da Oxfam International e dalla ong Ucodep.A Salerno gli studenti dell’Onda hanno rovinato la festa ad Assindustria, con un presidio rumoroso che ha sconsigliato la presenza al ministro del welfare Sacconi. Poco dopo l’annuncio della disdetta del ministro, è toccato alla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che è stata contestata con un blocco stradale che l’ha costretta ad entrare nella sala del convegno da un ingresso secondario.A Torino, nel primo pomeriggio, una sessantina di studenti dell’Onda ha occupato gli uffici del rettorato del Politecnico. I giovani hanno affisso all’ingresso dell’ateneo uno striscione con la scritta: «Contro ogni repressione l’Onda non si arresta. Liberi tutti». Poi hanno indetto una conferenza stampa, nella quale hanno mostrato anche i caschi e gli estintori con cui, dicono, «ci siamo protetti durante la manifestazione in occasione del G8 dell’Università». Oggi pomeriggio, infine, appuntamento a Roma davanti l’ingresso del Centro di espulsione e identificazione [Cie] di Ponte Galeria, per contestare il pacchetto sicurezza del governo.E mentre gli Otto prendono decisioni «storiche», come quella di limitare a due gradi l’aumento delle temperature, quelli di Greenpeace si sono dati da fare. Ieri l’organizzazione ambientalista aveva occupato quattro centrali, che oggi sono salite a cinque. Ci sono attivisti anche nella nuova centrale a carbone Enel di Torre Valdaliga Nord, a Civitavecchia. Come si legge in una nota di Greenpeace sottolineando che «gli attivisti si sono calati dalla cima del carbonile con le corde per scrivere sulla superficie del medesimo un altro messaggio al G8, dopo i deludenti risultati di ieri. ‘G8: stop this!’ ‘G8: ferma questo!’ [ovvero il carbone]. La polizia ha fermato per identificazione membri dello staff di Greenpeace e foto e video operatori che non partecipavano direttamente all’azione e che erano all’esterno della centrale. Nel frattempo – prosegue Greenpeace – la notte nelle altre centrali occupate, Brindisi, Fusina/Marghera, Porto Tolle e Vado Ligure, è stata sostanzialmente calma. Tutti gli attivisti e i giornalisti fermati a Porto Tolle sono stati rilasciati. A Marghera, gli attivisti saliti sulla gru sono scesi per il rischio di fulmini, mentre altri, una trentina di persone, restano all’interno della centrale. Le azioni continuano «per fare pressione sul G8».E proprio all’Aquila, dove si svolge il summit, sono continuate le proteste. Dopo il «Yes we camp» di ieri, oggi è stata la giornata delle «last ladies». Un centinaio di manifestanti della Rete di Comitati cittadini, dell’Associazione 3.32 e di Epicentro solidale hanno occupato simbolicamente un complesso residenziale in viale Carducci, nella zona di Pettino, all’Aquila. Diversi gli striscioni esposti mentre molte ragazze indossano al collo la scritta «the last ladies». Alcune di loro hanno scritto anche sul corpo «Più case meno chiacchiere». «Prima del terremoto – dice Claudia Pajewski – c’erano all’Aquila tremila case sfitte, dopo il 6 aprile ne sono rimaste ufficialmente solo 250. Noi chiediamo che vengano requisiti gli alloggi per i cittadini». Gli fa eco Marco, che grida: «Un inverno in tenda non potremo sopportarlo, né vogliamo che siano costruiti mostri di cemento nelle campagne. La nostra lotta è per una casa prima di ottobre». La protesta colorata è scandita dagli spettacoli di due improvvisati fachiri, che suonano la tromba e il flauto, lanciando un messaggio ai potenti della Terra riuniti a Coppito per il G8. Altri indossano magliette gialle con la scritta: «Forti e gentili sì, fessi no».Nel pomeriggio, il sit-in dei comitati aquilani e abruzzesi si è trasformato in una marcia scherzosa e ironica aperta dalle Last Ladies delle tendopoli, che ha raggiunto la Villa Comunale.Lo spezzone d’apertura portava in mano i vassoi vuoti, a segnalare la volontà dei terremotati di «non essere più imboccati da governo e Protezione civile». I manifestanti scandivano: «Questa è la nostra città, siamo stanchi dei vostri galà!», «Michelle, Carla, venite nelle tende, le donne abruzzesi vi aspettano in mutande!». Sul sito Globalproject.info viene inoltre riportato un episodio inquietante: «Durante il passaggio di fronte alla tendopoli di Collemaggio – si legge – i manifestanti hanno invitato gli abitanti ad unirsi alla manifestazione, ma un cordone di celere si è rapidamente schierato di fronte all’ingresso impedendo ogni comunicazione: un altro segnale della ormai abituale militarizzazione totale del territorio aquilano, a cui si somma la violenza della ‘Zona Rossa’ dovuta alla presenza del vertice».Alle 19 inizia al porto di Ancona una «giornata senza frontiere», contro il G8 e contro il pacchetto sicurezza.Intanto domani alle 10.30 si terrà a L’Aquila, nella Piazza 3e32 di via Strinella, una conferenza stampa per presentare cinque proposte concrete su clima, povertà, ambiente per affrontare e risolvere le crisi. «Proposte – dice Giuseppe De Marzo, dell’associazione Asud – già condivise da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo e portate avanti dalle organizzazioni indigene, contadine e dalla società civile del nord e del sud del pianeta, ma non rappresentate durante il summit di Coppito».


Domani 10 luglio è prevista la marcia contro il G8 per una ricostruzione partecipata. L'osservatorio sulla Repressione parteciperà alla marcia e non potrà fornire la diretta quotidiana. seguira un report della manifestazione.

Omicidio Sandri: il Pm chiede 14 anni di reclusione per il poliziotto che ha sparato

Per mostrare alla corte il modo in cui il poliziotto Luigi Spaccarotella avrebbe esploso il colpo che l'11 novembre del 2007 uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri, stamani il pm Giuseppe Ledda ha portato in aula una Beretta, come quelle in dotazione alla polizia, e ha mimato il gesto impugnandola a braccia tese. E' stato il momento culminante della sua requisitoria al termine della quale il magistrato ha chiesto una condanna a 14 anni di reclusione per l'agente Spaccarotella, accusato di omicidio volontario. Pena ridotta di un terzo rispetto ai 21 previsti perché, ha sottolineato l'accusa, "ha distrutto una vita umana, ma anche la propria, e che paga anche la sua famiglia". Una precisazione che ha deluso e amareggiato il padre e la madre di Gabriele che ritengono scorretto il "confronto con la famiglia Spaccarotella. Non è la stessa cosa, noi non abbiamo più un figlio" ha detto Daniela Sandri. Durante il suo intervento in corte d'assise ad Arezzo, Ledda ha ricostruito il racconto di alcuni testimoni: "Ci sono cinque persone che con diversi angoli visivi hanno visto la scena o parti sostanziali di essa. Sono cinque ricostruzioni sostanzialmente concordanti: Spaccarotella si ferma e punta l'arma verso l'area di servizio". A quel punto il magistrato ha impugnato la pistola mimando il gesto. Riferendosi ad alcune discordanze fra le testimonianze Ledda ha detto: "Un braccio era teso, non ha rilevanza se l'altra mano fosse sull'arma, o sul polso". Poi Ledda impugnando la Beretta con il braccio destro teso e protraendo in avanti il sinistro ha chiesto: "Se no, a cosa serviva questa mano sinistra? Cos'era un saluto romano? Un saluto generico? Ma via sono scenari ridicoli".
Il magistrato ha poi messo a confronto le dichiarazioni rilasciate da Spaccarotella nell'imminenza del fatto e quelle successive, fra cui la dichiarazione spontanea in aula. Un cambio di versione "che aggrava parecchio" la sua posizione e "lo affossa definitivamente" ha detto il pm. Ledda ha ricordato infatti che, all'indomani dell'accaduto, Spaccarotella aveva sostenuto che il colpo di pistola era partito accidentalmente mentre correva, mentre invece "dopo un anno e mezzo c'è un cambio di versione abborracciato che aumenta il grado di inverosimiglianza e arriva al parossismo quando l'agente cerca di ipotizzare un racconto che concili la sua versione a quella dei testi. Questo tentativo maldestro lo affossa definitivamente". Ledda si è soffermato poi sulla scelta di Spaccarotella di non sottoporsi al contraddittorio in aula davanti alla corte: "Lungi da me dire che chi non si sottopone a contraddittorio è colpevole, però chi racconta una storia costruita a tavolino ha paura delle contestazioni". Ripercorrendo le dichiarazioni dell'agente, il magistrato ha chiesto: "Come è possibile credere? Solo un folle avrebbe potuto correre con il cane armato e il dito sul grilletto. Si sarebbe sparato addosso. Quando si è fermato, l'agente ha di nuovo messo il dito sul grilletto". Nella requisitoria il magistrato ha affermato che l'agente aveva la consapevolezza "del concreto pericolo di centrare l'abitacolo e cagionare la morte di qualcuno degli occupanti", quindi "la sanzione deve essere corrispondente al grado del dolo", e per l'omicidio volontario sono previsti 21 anni. Però, ha aggiunto, Spaccarotella è "meritevole di riconoscimento delle attenuanti generiche" spiegando "il carattere istantaneo di questa condotta: tutto l'evento si è svolto nell'arco di pochissimi minuti" e sottolineando che il poliziotto "ha distrutto una vita umana, ma anche la propria e che paga anche la sua famiglia". Per questo il pm ha chiesto una riduzione di un terzo della pena. Al termine dell'udienza i genitori della vittima hanno espresso delusione e amarezza per la richiesta del pm. Il padre, Giorgio, ha annunciato che domani non saranno in aula "perché per me è troppo forte sentire ancora parlare di tosse asmatica o stress. Non ci sono attenuanti generiche per una famiglia come noi che soffre. Mi dispiace per i figli e la moglie dell'agente ma ci si deve ricordare che dall'altra parte c'è una famiglia che non può riabbracciare un figlio. Ridurre la pena di un terzo è troppo".

fonte: La Repubblica

Bologna: Denunciati due studenti dell'Onda

La Polizia di Bologna, la scorsa notte in via Berti, ha fermato e denunciato due studenti dell'Onda accusandoli di aver tracciato alcune scritte su un muro per promuovere il corteo di domani contro gli arresti scattati lunedì scorso. Sono stati denunciati per imbrattamento, danneggiamento e anche resistenza a pubblico ufficiale per aver tentato di allontanarsi
fonte: zic

Firenze: operazione poliziesca contro gli studenti. Fermi, perquisizioni e avvisi orali

Studenti della Rete dei Collettivi trattenuti per dodici ore in questura; cinque perquisizioni nelle loro abitazioni private alla ricerca di “armi ed esplosivi” (effettuate senza mandato della magistratura applicando l'art. 41 t.u.l.p.s.) ed un avviso orale notificato a uno di loro (che consiste in una misura restrittiva preventiva disposta arbitrariamente dalla questura senza alcun processo, a cui segue il provvedimento di sorveglianza speciale), mentre altri avvisi orali sono stati preannunciati agli altri.E' questo il bilancio definitivo dell'operazione sbirresca di ieri mattina messa in atto dagli “uomini” della Digos fiorentina. L' “operazione pianificata”, come viene definita dalla stessa questura sui giornali di oggi, era iniziata con il fermo dei cinque compagni in piazza Dalmazia. Questi, mentre si dirigevano verso la stazione per raggiungere il corteo contro il G8 a Roma, sono stati seguiti e poi circondati da un numero spropositato di agenti.Il movente dell'intera operazione sarebbe stata la “ricerca di armi ed esplosivi” di cui, nelle ridicola e pretestuosa montatura poliziesca, gli studenti non solo sarebbero stati in possesso, ma che si preparavano ad usare nella stessa giornata per attentare alla vita del Presidente della Repubblica in visita a Viareggio per i funerali di stato.Di fronte all'esito negativo di tutte le perquisizioni, la Digos si è accontentata di sequestrare caschi, passamontagna, libri, “82 etichette adesive”, un “tubo a vite per candela”, “volantini incitanti alla violenza”, qualche foglio scarabocchiato e... una “felpa con cappuccio di colore blu”!Durante le dodici ore passate in questura, la digos non ha esitato ad alzare le mani contro alcuni dei fermati allo scopo di estorcere qualche parola con la forza, mentre ai genitori costretti a raggiungere la questura per consentire il rilascio dei figli minorenni, non sono state risparmiate le solite squallide e infami strategie atte a terrorizzare ed intimidire le famiglie.E' chiaro come quanto accuduto a Firenze sia un episodio da inscrivere in un contesto nazionale, che solo pochi giorni fa a visto 21 arresti e perquisizioni in tutto il paese contro altrettanti studenti colpevoli di aver partecipato al corteo contro il G8 dell'Università a Torino, mentre sempre ieri, nelle stesse ore, 36 compagni venivano fermati al corteo a Roma, e 8 di loro arrestati.Eliminare ogni dissenso reale. Soffocare ogni focolaio di rivolta. Sono queste le parole d'ordine di un sistema in “crisi”, che si vede sempre più minacciato da dei conflitti sociali della cui imminente crescita sembra essere ben consapevole. E' in questo contesto che gli studenti, medi ed universitari, diventano tra i primi bersagli da colpire, dopo essersi resi protagonisti nell'ultimo anno di una serie di mobilitazioni, spesso radicali, radicate ed incisive nei contenuti come nelle pratiche, inaugurate con le occupazioni delle scuole e delle università dell'autunno scorso.Dopo le cariche, le piogge di denunce, gli sgomberi e le initimidazioni, che gli studenti fiorentini hanno imparato a conoscere sulla propria pelle, gli avvenimenti di ieri segnano un “salto di qualità” della repressione, che gioca come al suo solito l'ultima carta del “terrorismo” per colpire chi continua senza paura a ribellarsi nelle scuole, nelle università e nelle strade (… delle strade sempre più negate e violentate dagli afibi dell'Esercito, schierato in città come prescritto dal progetto NATO Urban Operation 2020, che prevede per quell'anno l'esplodere del conflitto sociale).

LA VOSTRA CRISI E' IRREVERSIBILELA NOSTRA RIVOLTA E' INARRESTABILE!SOLIDARIETA' AI COMPAGNI DI OGNI DOVE FERMATI E PERQUISITI

LIBERTA' PER TUTTI GLI ARRESTATI!


gli studenti e le studentesse della Rete dei Collettivi

8 luglio 2009

Omicidio Aldrovandi: nonostante la condanna i 4 poliziotti restano al proprio posto

Mentre è già partita tra i frequentatori del blog Aldrovandi una raccolta di firme per chiedere la sospensione dal servizio dei quattro poliziotti condannati in primo grado e, in caso di condanna definitiva, l’espulsione dal corpo di polizia, una risposta arriva già dal questore di Ferrara: Forlani, Pollastri, Pontani e Segatto “rimarranno in servizio e nessun provvedimento amministrativo sarà preso nei loro confronti prima di una eventuale condanna definitiva”.
Salvatore Longo ha ricordato che “come prevede la Costituzione un cittadino è colpevole solo quando arriva la sentenza definitiva”. Gli agenti dopo la sentenza di lunedì sono stati ricevuti dallo stesso questore, che li ha trovati molto provati. Paolo Forlani, in servizio all’ufficio immigrazione della questura estense, si trova aggregato ai rinforzi presso la dogana del Tarvisio per la vigilanza disposta dal ministero in attesa del G8 dell’Aquila. Eppure la Segreteria particolare del Capo della Polizia Manganelli, quando aveva ricevuto nei mesi scorsi una delegazione di amici di Federico (in cui si riferiva alla morte di Federico come "tragica ed assurda") “ci aveva rassicurato – scrivono i portavoce della sezione romana di “verità per Aldro” - sul fatto che le nostre richieste sarebbero state prese in considerazione”. “Nei giorni dopo il G8 – affermano - contatteremo gli stessi interlocutori per chiedere l'attuazione della richiesta. Da sottolineare che in occasione della visita fu regalato al dott. Manganelli un libro con questa dedica: "Ad Antonio Manganelli, perché la Riconciliazione passi attraverso la Giustizia". Il dott. Manganelli ha successivamente di scritto di suo pugno ringraziando per "il libro impreziosito dalla gradita dedica"”. Intanto l’eco della lettera dell’ispettore Solito ha raggiunto Roma, dove il deputato ferrarese del Pd Alessandro Bratti presenta una interrogazione al ministro dell'Interno, per chiedere di fare luce su quanto si legge "in una commovente lettera di Nicola Solito, l'ispettore di polizia che portò, per conto dei suoi superiori, la notizia della tragica morte di Federico ai suoi genitori dei quali era molto amico". "Solito -spiega Bratti- riferisce di una situazione di disagio e difficoltà subita all'interno del luogo di lavoro nel corso di questo lungo periodo che lo ha portato ad allontanarsi dai suoi amici: il suo stato di 'amico' della famiglia delle vittima lo avrebbe, insomma, oltremodo penalizzato. Credo -conclude Bratti- che su questa vicenda, all'indomani di una sentenza che riconosce il coraggio di denuncia e la determinazione della madre di Federico, sia opportuno fare piena chiarezza, per questo sollecito il ministro dell'Interno ad intervenire".


fonte: estense.com

Contro gli arresti di Torino, contro il G8 de L'Aquila: mobilitazioni in tutt'Italia. Occupazioni a Torino Trento e Firenze, blocchi a Roma

Altra giornata di mobilitazione, di respiro nazionale e diffuso, nella sincronizzazione datasi nell'opposizione al G8 e nella campagna per la liberazione dei 21 arresti per gli scontri al G8 di Torino.L'Onda ancora in mobilitazione contro gli arrestiQuesta mattina l'Onda di Firenze ha occupato il rettorato dell'università per rilanciare la richiesta di liberazione immediata dei comapgni e delle compagne in carcere, seguendo la scia fortissima tracciata in tutt'Italia dal movimento studentesco. Lo stesso è avvenuto a Trieste, ooccupati gli uffici del rettore dall'Onda. Alle 11 invece gli studenti e le studentesse di Padova hanno fatto un presidio dinnanzi al tribunale cittadino, dove Max e Benji si sono recati per l'interrogatorio di rito. polizia nervosa, che nel tentativo di appendere 2 striscioni davanti la struttura ha distribuito un paio di manganellate. Quest'oggi infatti sono iniziati gli interrogatori dei 21 arrestati, per domani è prevista la decisione del tribunale sulle conferme degli arresti. Mentre continua a caratterizzarsi come diffusissima la risposta dell'Onda a livello nazionale, per venerdi sera in diverse città (Torino, Bologna, Pisa e altre) vi saranno cortei per la libertà degli arrestati. Nel pomeriggio l'Onda torinese è tornata con un'altra iniziativa di mobilitazione, legando la campagna contro gli arresti con la battaglia nell'università in avversione all'aumento delle tasse. Occupata una sala del rettorato dell'ateneo, bloccando una riunione che si stava svolgendo. L'Onda con questa occupazione ha voluto ribadire la richiesta di immediata liberazione degli studenti e delle studentesse arrestati e la propria contrarietà nel vedersi scaricati addosso i primi costi della riforma Gelmini.
A Roma come a L'Aquila contro il G8Nuova giornata di iniziative anche a Roma e L'Aquila contro il G8 che prende il suo via quest'oggi, con l'arrivo di tutti i capi di Stato. Un centinaio di attivisti del comitato 3 e 32, a Colle Roio, davanti alla caserma Coppito dove si svolge il vertice del G8, hanno esposto un gigantesco striscione su cui c'è scritto "Yes we camp". A Roma un centinaio di militanti dei Blocchi Precari Metropolitani hanno effettuato blocchi in via XX settembre davanti al ministero dell'economia. Due striscioni: "Il G8 è un terremoto, siamo tutti aquilani", "G8, banca mondiale, fondo monetario internazionale chi devasta e saccheggia siete voi". Bloccati gli accessi di 2 banche, simbolo evidente delle responsabilità pendenti in riferimento alla global crisis. In corteo hanno poi raggiunto piazza Fiume. Anche gli attivisti di Greenpeace hanno messo in campo un'iniziativa contro il G8: occupate 4 centrali a carbone a Brindisi, Marghera, Porto Tolle e Vado Ligure. Occupate ciminiere e nastri trasportatori.
fonte: Infoaut

Genova G8: Assolti quattro poliziotti accusati di arresti illegali

Erano accusati di aver arrestato illegalmente due studenti spagnoli durante le manifestazioni del G8 di Genova, nel luglio del 2001, ma sono stati assolti per insufficienza di prove. Sul banco degli imputati quattro agenti di polizia, Antonio Cecere, Luciano Beretti, Marco Neri e Simone Volpini, all’epoca dei fatti in forza al settimo reparto mobile di Bologna. Per loro il pm Francesco Cardona Albini aveva chiesto condanne a quattro anni di reclusione per falso ideologico in atti pubblici, calunnia e abuso d’ufficio. Il reato di falso ideologico è stato prescritto, agli altri due reati, constatata l’insufficienza di prove, è invece stata applicata la formula del ragionevole dubbio. Secondo il pm genovese, i due giovani spagnoli sarebbero stati accusati ingiustamente di aver lanciato una bottiglia incendiaria e di essersi scagliati contro gli agenti impugnando una sbarra di ferro. Gli arresti erano stati effettuati nella zona di piazza Manin dove manifestavano varie associazioni religiose e pacifiste.

Padova: Neri, puzzate». E usa lo spray contro una studentessa di colore

Episodio di razzismo nell’aula-studio di galleria Tito Livio. Un universitario iscritto al corso di laurea in Diritti umani ha spruzzato del deodorante contro una studentessa di colore, la quale, mortificata, è uscita. Il preside di Scienze politiche Gianni Riccamboni: "Un fatto inqualificabile. I testimoni vengano da me e poi procederò"«E’ successo venti giorni fa: mi stavo dirigendo all’aula studio di Galleria Tito Livio, dove di solito vado a studiare quando, fuori dall’ingresso, ho visto dei poliziotti che cercavano di sedare un botta e risposta concitato tra un gruppetto di ragazzi neri e un altro di italiani». Jeff, nato nella repubblica africana del Togo ma cresciuto in Francia, 23 anni, al Bo studia Scienze politiche e racconta di un episodio di discriminazione razziale contro un ragazzo iscritto al corso di laurea in Diritti umani e una ragazza di colore. La studentessa è stata costretta a raccogliere il suo zainetto abbandonando l’aula studio dopo un’umiliazione consumatasi sotto gli occhi di tutti.«Un’amica - riferisce Alessandro Della Marina, di Psicologia - mi ha raccontato che quel ragazzo, infastidito dal suo odore di sudore, ha spruzzato del deodorante intimo addosso alla giovane la quale, mortificata, è stata costretta ad andarsene. Al ché un gruppo di ragazzi ha preso le difese della studentessa, criticando il comportamento dello studente, il quale, però, difendeva la sua posizione tanto da chiamare la polizia».
LE REAZIONI. In aula studio, non si parla d’altro. «Un’o ffesa gravissima - punta il dito il somalo Ahmed Nurosman, di Relazioni internazionali - Un fatto non permissibile, a maggior ragione se si considera che quel ragazzo studia diritti umani: dovrebbe essere più sensibile di altri ai temi dell’integrazione». «Non mi è piaciuto per niente, è un fattaccio» aggiunge il togolese Credo Hossemey, iscritto a Ingegneria delle telecomunicazioni. «Non mi sarei mai immaginato che una cosa del genere potesse succedere; finora, non siamo stati vittime di comportamenti razzisti nei nostri riguardi» continua Leleng, ingegnere biomedico nativo del Togo pure lui.
IL PRESIDE. «Se veritiero - commenta cauto Gianni Riccamboni, preside di Scienze politiche - si tratta di un fatto inqualificabile e inaccettabile. Molto grave». Prima di passare ai provvedimenti disciplinari, vuole prove certe: «Invito i testimoni a venire da me per verificare l’episodio nei dettagli e da più punti di vista, poi procederò. Senza timori».
L’AULA STUDIO. Spaziosa, conta circa 200 posti; l'aula studio di Galleria Livio è aperta dal lunedì al venerdì (8.30-23), il sabato (9-23) e la domenica (9-19). Vi studiano ragazzi di tutte le etnie, iscritti a Scienze politiche, Psicologia, Lettere, Ingegneria, Farmacia e Medicina. Finora, a detta dei testimoni, non vi si erano mai verificati episodi di discriminazione razziale.

7 luglio 2009

Blocchi, scontri e arresti: Roma si ribella al G8

Cariche, arresti e perquisizioni: questura e prefettura scelgono il pugno di ferro davanti alle azioni di disturbo degli studenti e degli attivisti No G8. 26 le persone fermate, dieci quelle arrestate per danneggiamenti e blocco stradale. Alle 17, manifestazione cittadina a piazza Barberini.
Una mattina di ordinaria follia segna l’inizio delle contestazioni romane contro il G8. E’ di 26 fermi e 10 arresti il bilancio della caccia all’uomo messa in campo dalle forze dell’ordine e, in particolare, dai reparti della guardia di finanza. A nulla sono valse le parole del prefetto Caruso che ieri, a sorpresa, aveva mostrato una certa freddezza, se non contrarietà, davanti all’operazione di polizia che ha messo agli arresti 21 studenti dell’Onda di diverse città [Torino, Padova, Napoli]. A ventiquattro ore dall’inizio del summit, la città si sveglia blindata per i primi arrivi dei leader mondiali. Circa 15 mila gli uomini messi in campo tra militari e forze dell’ordine. Dopo l’occupazione del rettorato della Sapienza, questa mattina si annunciavano azioni da parte degli attivisti della Rete contro il G8. Alle 10 in punto, un gruppo di oltre cinquanta persone ha bloccato per mezz’ora la tangenziale est, all’altezza della autostrada Roma-L’Aquila. Tutte le persone indossavano caschetti gialli in solidarietà ai terremotati dell’Abruzzo e tenevano in mano i ritratti giganteschi dei “responsabili della crisi”, gli ex otto grandi da oggi riuniti nella caserma di Coppito. Prima dell’arrivo della polizia, sono state montate alcune tende e issati due striscioni con su scritto “Roma-L’Aquila NO G8” e “Il G8 è un terremoto – siamo tutti aquilani”. Nelle stesse ore, nella zona di Ostiense e Testaccio, un piccolo corteo di oltre cento persone, ha bloccato le strade del quartiere fino al piazzale antistante la stazione Piramide. All’improvviso, un plotone di finanzieri in assetto antisommossa ha deciso di inseguire i manifestanti fin dentro i vicoli di Testaccio. Una parte degli attivisti si è rifugiata nella palazzina occupata ieri dagli studenti di Roma Tre che sorge accanto alla facoltà di architettura. La polizia ha circondato l’edificio e ha operato un vero e proprio rastrellamento, con 26 fermi e 10 arresti. Gli imputati [tra cui anche un minorenne] dovranno rispondere di blocco stradale, danneggiamenti, incendio e possesso di oggetti contundenti atti ad offendere. Tra i fermati ci sono nove stranieri, di cui quattro svedesi, due tedeschi, uno svizzero, un francese e un polacco. Poco dopo giunge la notizia di una perquisizione al centro sociale Acrobax di Ponte Marconi, in perfetta continuità con le altre iniziative di carabinieri e Digos che ieri avevano fatto irruzione al centro sociale Askatasuna di Torino e al festival di radio Sherwood a Padova. La notizia degli arresti fa il giro dello città in pochi minuti; gli studenti della Sapienza decidono di uscire dalle facoltà con un corteo spontaneo che blocca le vie attorno alla città universitaria. All’altezza di piazzale Aldo Moro, i manifestanti vengono circondati da polizia e finanzieri e per qualche minuto si teme il peggio, ma per fortuna non succede nulla. Verso le 15, gli studenti e la Rete contro il G8 convocano una conferenza stampa per ricostruire le tappe di una giornata di ordinaria follia. “Siamo davanti a un’operazione di polizia preventiva – dice uno studente – che punta a soffocare le contestazioni contro il G8. Ma non ci riusciranno”. Appuntamento per tutti alle 17 a piazza Barberini, battezzata per oggi “piazza della [non] accoglienza”. Intanto, non si fermano le proteste in diverse città italiane contro gli arresti decisi dalla procura di Torino. A Padova, poche ore fa, una delegazione dell’Onda si è incontrata con il rettore dell’università a cui è stata chiesta una presa di posizione ufficiale sui provvedimenti a carico degli studenti. Nel tardo pomeriggio è in programma un sit-in davanti al carcere, dove risulta essere ancora trattenuto Max Gallob, attivista del centro sociale Pedro, arrestato ieri all’alba dalla Digos.


6 luglio 2009

Processo Aldrovandi: poliziotti condannati a tre anni e 6 mesi

Il tribunale di Ferrara, giudice Francesco Maria Caruso, ha condannato a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell'omicidio colposo di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto il 25 settembre 2005 durante un intervento di polizia. Alla lettura della sentenza i genitori del ragazzo si sono abbracciati piangendo e in aula sono partiti applausi. Inchiesta e processo hanno visto come parte fondamentale la famiglia Aldrovandi, la mamma Patrizia Moretti e il papà Lino, in prima linea per chiedere la verità, prima con il blog su Kataweb aperto nel gennaio 2006 e diventato uno dei più cliccati in Italia, poi lungo l'inchiesta e il processo, scanditi dalle perizie, dalla raccolta delle testimonianze, dalla ricostruzione faticosa delle cause della morte di Federico. Il pm Nicola Proto aveva chiesto condanne per tre anni e otto mesi a ciascuno dei quattro agenti. L'accusa è di aver ecceduto nel loro intervento, di non aver raccolto le richieste di aiuto del ragazzo, di aver infierito su di lui in una colluttazione imprudente usando i manganelli che poi si sono rotti. La parte civile, (Gamberini, Del Mercato, Anselmo e Venturi) ha ricostruito sotto quattro angolazioni diverse le difficoltà per raggiungere non la verità ma il processo stesso, sostenendo che la morte di Federico sia addebitabile alla colluttazione con gli agenti (nel corso della quale si ruppero due manganelli) e all'ammanettamento del giovane a pancia in giù con le mani dietro la schiena. Posizione che, secondo i loro consulenti, avrebbe causato un'asfissia posturale. A questa causa va aggiunta la tesi di un cardiopatologo dell'Università di Padova, il professor Thiene, secondo il quale il cuore avrebbe subito un arresto dopo aver ricevuto un colpo violento. Per la difesa (Pellegrini, Vecchi, Bordoni, Trombini) l'agitazione del ragazzo quella mattina, prima e durante l'intervento di polizia, era dovuta all'effetto di sostanze assunte la notte prima al Link di Bologna con gli amici. Sostanze che lo avrebbe portato a uno scompenso di ossigeno durante la colluttazione. Tutte le difese hanno chiesto l'assoluzione piena degli imputati, che agirono rispettando le regole e il modus operandi previsto per interventi di contenimenti di persone fuori controllo (uso dei manganelli, metodo di ammanettamento e di contenzione o pressione sul corpo). Ancora oggi, tuttavia, nonostante l'intervento di oltre 15 tra i più affermati e riconosciuti esperti italiani (medico-legali, tossicologi, anestesiologi, cardiopatologi) non si è arrivati a chiarire con certezza le cause della morte.

fonte: La Repubblica